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Riflessioni al tempo del virus

Le giornate scorrevano lente, inesorabilmente  lente,  il tempo  improvvisamente  dilatato. Nonostante tutto avvertiva una sensazione indefinita a volte quasi di benessere,  dopo anni passati di fretta, il riposo, l'ozio erano consentiti, giustificati,  tante letture,  le più  svariate, scrittura, televisione,  film. Ma il silenzio era impressionante, si sedeva in cucina, la stanza più intima e più vicina alla strada, lì  sola con i suoi  pensieri, ogni tanto il rumore di un auto in lontananza. Neanche i cani abbaiavano, il mondo sembrava sospeso,  ciascuno avvolto nella propria solitudine. Lei  amava i rumori,  le voci, le luci, spezzavano le sue paure, si sentiva parte di un insieme, si apprezza il silenzio si diceva dopo tanto frastuono,  il riposo dopo la fatica, l'solamento dopo fastidiose compagnie. Ora qualsiasi suono lieve, acuto,fastidioso,  ripetitivo spezzava  la monotonia di quelle giorna...

Luigi...una lettera dal cuore

Quel giorno tornò a casa dopo aver svolto alcune commissioni, aveva fatto la spesa, era stata a far visita al cimitero e si era terribilmente immalinconita a vedere le foto dei suoi genitori, esistenze racchiuse in immagini sfocate, con sole due date a testimoniare quello che erano stati, per troppo poco. Le venne in mente quella vecchia canzone di Guccini che tanto le piaceva “siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nella testa e il cuore di simboli pieno...”; le foto obbligano a essere decifrate e talvolta equivocano il messaggio si disse, non rappresentano a pieno il momento che hanno sancito sia per i protagonisti che per coloro che le vedono. La vita le sembrò ingiusta, tutti gli sforzi, le emozioni, le idee sparite nel nulla, solo qualche ricordo, soggetto a sbiadire anche da parte degli affetti più autentici. Invidiava coloro che per meriti, ma anche demeriti passano alla storia, diventano immortali, hanno strade e piazze intitolate, sono oggetto di citazioni, e di tu...